Palazzo Isimbardi
Committente: Città Metropolitana di Milano
Anno: 2022

In ambito di ingegneria antincendio:
rilievo dello stato di fatto e conformità normativa;
verifica documentale;
verifiche strutturali di resistenza al fuoco;
progetto con applicazione del D.M. 3 agosto 2015 ed acquisizione del relativo parere di conformità VVF.
Palazzo Isimbardi che dal 1935 ospita la sede della Provincia di Milano e dal 2015 la Città Metropolitana di Milano, ha una storia molto antica. I suoi affreschi, le sale riccamente decorate, il giardino e le sue collezioni d’arte, sono la testimonianza del rimaneggiamento avvenuto nel corso dei secoli, secondo i gusti e la volontà dei proprietari che lo abitarono. La prima testimonianza risale ai Conti Taverna, che nel XVI secolo scelsero il palazzo come la loro villa di campagna: la dimora era situata fuori dalle mura, sulla strada per Borgo Monforte, considerata il Giardino di Milano, il Viridarium. Nel Settecento si ha il passaggio di proprietà alla nobile famiglia Isimbardi, che volle realizzare all’interno delle sale i cicli pittorici con le gesta dei propri antenati più illustri; ancora nel 1918 l’edificio fu acquistato dal ricco industriale italiano Franco Tosi e poi gli anni della Seconda Guerra mondiale con i bombardamenti che danneggiarono gravemente l’architettura.
Il palazzo si affaccia su Corso Monforte con una lunga facciata articolata su due livelli inframmezzati da un piano mezzanino, modificata più volte nel corso dei secoli fino alla forma attuale, risalente alla fine del XIX secolo. Cornici in stucco collegano in verticale le finestre sovrapposte dei tre piani, due più grandi di forma rettangolare e una più piccola al mezzanino. Il grande portale centrale, l’unico conservato degli interventi settecenteschi, introduce al cortile porticato del XV secolo scandito, al piano terra, da archi su colonne. Oltre la corte d’onore, il fabbricato si apre su un giardino, in origine esteso fino agli orti dei Cappuccini di Porta Orientale e allestito “all’italiana”, poi rimodellato nel XIX secolo secondo il gusto romantico. Il prospetto che vi si affaccia fu ridisegnato in stile neoclassico dall’architetto Giacomo Tazzini, allievo del Canova.
Diventato sede della Provincia di Milano, il palazzo fu ampliato (1940) su progetto di Giovanni Muzio con un nuovo corpo di fabbrica verso via Vivaio, coerente con lo stile funzionalista.
Le strutture verticali dell’edificio sono in mattoni pieni, mentre i solai sono a volta in mattoni nei sotterranei e in legno ai piani superiori. Il tetto è a doppia falda con orditura in legname e copertura in tegole a canale.
Ad est si articola un nuovo corpo di fabbrica in stile funzionalista che affaccia su via Vivaio, opera di Giovanni Muzio, con muratura in cemento armato e solai in latero-cemento. L’edificio è dotato di elementi simbolici che un luogo di pubblico potere richiedeva, quali la torre, i portali colonnati, i pannelli scultorei di Ivo Soli. Si articola in due corpi separati da una torre contenente lo scalone e contraddistinti da un diverso rivestimento (marmo e klinker).